lunedì 1 ottobre 2012

Addio Shlomo Venezia


Shlomo Venezia

Oggi mi piange il cuore: ci ha lasciato Shlomo Venezia, l'ultima voce storica della Shoah, membro del Sonderkommando (squadra destinata allo smaltimento e alla cremazione dei corpi dei deportati assassinati nelle camere a gas) nel più grande e famigerato campo di sterminio nazista: Auschwitz-Birkenau.  Aveva 89 anni.










L'ingresso del campo di Auschwitz
"Spogliare un corpo ancora caldo, un uomo che conoscevamo...Non avevo scelta, a meno di non voler andare incontro alla stessa sorte. Quando il corpo venne gettato nelle fosse il braciere fece un guizzo, come quando si aggiunge un pezzo di legno nel camino e il fuoco si ravviva improvvisamente, quasi per inghiottire meglio il corpo. Fino a quel momento mi ero in qualche modo vietato di pensare a cosa stava succedendo; bisognava fare quello che ci ordinavano come degli automi, senza riflettere, ma vedendo quel corpo bruciare mi ritrovai a pensare che i morti avevano forse più fortuna dei vivi: non erano più obbligati a subire questo inferno in terra, a vedere la crudeltà degli uomini"..."In genere, tagliavo i capelli (ai cadaveri, ndr); mi è anche successo di lavorare nella camera a gas, per dare il cambio a un amico allo stremo delle forze. Il mio lavoro era un po' meno gravoso; accettavo di subentrargli per qualche minuto, il tempo che recuperasse e prendesse un po' d'aria fresca. L'inizio era il momento peggiore, quando bisognava estrarre i primi corpi: non avevamo punti d'appoggio. I corpi erano talmente intrecciati, ammassati gli uni sugli altri, le gambe da una parte, la testa dall'altra e il mucchio di cadaveri superava il metro, il metro e mezzo di altezza". Sonderkommando Auschwitz, Shlomo Venezia. Rizzoli, 2007

L'orrore nell'orrore, l'inferno nell'inferno.



Un uomo del Sonderkommando in azione
"Non ho più avuto una vita normale. Non ho mai potuto dire che tutto andasse bene e andare, come gli altri, a ballare e a divertirmi in allegria...Tutto mi riporta al campo. Qualunque cosa faccia, qualunque cosa veda, il mio spirito torna sempre allo stesso posto. È come se il "lavoro" che ho dovuto fare laggiù non sia mai uscito dalla mia testa...non si esce mai, per davvero, dal Crematorio".

Addio Shlomo.


Emiliano Lazzeri






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giovedì 27 settembre 2012

Perché l'Islam odia l'Occidente?

Le recenti sommosse divampate in molti paesi islamici dopo l'uscita del film "L'innocenza dei musulmani", giudicato blasfemo e offensivo, evidenziano, ancora una volta, un forte sentimento di odio nei confronti dell'Occidente presente in gran parte del mondo musulmano.

Perché tutto questo odio? Quali sono le cause vere e profonde?

Il presidente dell'Iran, Muhmoud Ahmadinejad
La risposta, breve e concisa, ci viene data dal Presidente della Repubblica Islamica dell'Iran, Muhmoud Ahmadinejad. Parlando all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, tenutasi ieri al Palazzo di Vetro dell'ONU, il presidente iraniano ha inveito contro "Gli stati (5 membri permanenti: Cina, Francia, Russia, Regno Unito, Stati Uniti d'America, ndr) che controllano il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che utilizzano la forza per terrorizzare il resto del mondo". Ahmadinejad ha sottolineato inoltre che "l'ordine mondiale va cambiato, non può continuare così. L'unilateralismo e il doppio standard nelle politiche, le guerre e le occupazioni stanno diventando fatti naturali". Sotto accusa anche l'ipocrisia occidentale: "Chi ha accumulato migliaia di bombe atomiche non ha il diritto di farci le prediche sul nucleare".

Le delegazioni di USA e Israele, a cui il discorso di Ahmadinejad era particolarmente indirizzato, nel momento in cui il presidente iraniano iniziava a parlare, si sono alzate e se ne sono andate, non essendo disposte ad ascoltare le inveterate invettive del capo iraniano. 

Il presidente Barack Obama, dal canto suo, ha avvertito Teheran che il tempo della diplomazia sta per finire, e se l'Iran non farà quello che la più grande democrazia desidera che faccia (rinunciare al programma nucleare), gli  Stati Uniti interverranno con la forza delle armi: imperialismo allo stato puro mascherato da falsi intenti democratici e umanitari.

Il destino dell'Iran è ormai segnato. Avanti il prossimo.

Emiliano Lazzeri







giovedì 20 settembre 2012

Mala tempora currunt



L'intellettuale, presunto tale, dei nostri giorni: Vittorio Sgarbi






L'intellettuale di 40 anni fa: Pier Paolo Pasolini





Mala tempora currunt!


Emiliano Lazzeri






giovedì 13 settembre 2012

Costa Concordia, ci sarà vera giustizia?

Dalla perizia della scatola nera della Costa Concordia, affondata nella notte tra il 13  e il 14 gennaio 2012 dinanzi all'Isola del Giglio provocando la morte di 32 persone, emerge una chiara e indiscutibile responsabilità della compagnia di navigazione.

Ordinata dal Gip di Grosseto, Valeria Montesarchio, la perizia  mette in luce che "parte dell'equipaggio destinato a incarichi chiave non conosceva i propri compiti in caso di emergenza"; si sottolinea inoltre che ad una parte del personale dell'equipaggio erano stati affidati "incarichi di emergenza senza che fosse fornita loro la familiarizzazione prevista per soddisfare i requisiti previsti dalla legge in caso di pericolosità". Si aggiunge anche che "non tutto l'equipaggio era in grado di capire le istruzioni in caso di emergenza nella lingua di lavoro (italiano)".

La triste vicenda della Concordia è la perfetta metafora di questo paese, dove il pressappochismo, l'incompetenza, l'irresponsabilità e lo scaricabarilismo regnano ormai sovrani. Metafora perfetta di un modello economico ove l'uomo è mero oggetto, merce, macchina che produce denaro. Si costruiscono così navi sempre più grandi, vere e proprie città galleggianti, riempite all'inverosimile di turisti drogati dalle illusioni spacciate dall'industria del divertimento: pecore inconsapevoli cadute nella trappola più subdola del Sistema: farti credere ricco, imitando i veri ricchi, dandoti le briciole di una pagnotta che solo pochi riescono a mangiare.

La scarsa fiducia nella giustizia terrena mi fa temere che la morte di quelle 32 persone rimarrà praticamente impunita. La potentissima  e ricchissima Costa Crociere riuscirà, con i suoi superavvocati, a scaricare tutte le responsabilità sul comandante Francesco Schettino, agnello sacrificale di turno.

Non sono il solo, amici lettori, ad avere questi tristi e cattivi presagi: il Codacons, l'associazione dei consumatori, denucia che "si vuole attribuire tutta la responsabilità dell' incidente al comandante Schettino, sollevando la Costa Crociere da ogni colpa, nonostante la Società abbia permesso la partenza di una nave con strumentazione difettosa, tollerando inchini dinanzi le coste che oramai erano una vera e propria prassi, e consentito al comandante l'apertura e la chiusura delle porte stagne a suo piacimento".

Auspico che i fatti mi possano smentire, poiché ho sempre detestato i profeti di sventura. Tuttavia ne dubito, perché, come disse Paolo Stoppa ne "Il marchese del Grillo", la giustizia non è di questo mondo, ma dell'altro. Speriamo.


Emiliano Lazzeri





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-Video "Il marchese del Grillo" di Mario Monicelli, 1981






giovedì 9 agosto 2012

Buoni e cattivi

Il comandante di Auschwitz Rudolf Hoss appena impiccato
Se i nazisti avessero vinto la guerra, Rudolf Höss, il comandante di Auschwitz, sarebbe stato considerato dai suoi un eroe, un salvatore della patria, e avrebbe fatto una brillantissima carriera raggiungendo i più alti gradi della gerarchia delle SS.
Per sua sfortuna la Germania hitleriana perse la guerra e Höss finì sulla forca con un bel cappio al collo.


Nagasaki dopo l'esplosione atomica
Il 9 agosto 1945, esattamente 67 anni fa, un B-29 dell'Air Force, tre giorni dopo la distruzione di Hiroshima, sganciava un micidiale ordigno atomico sulla città di Nagasaki provocando la morte istantanea di 70 mila civili, per la maggior parte donne, vecchi e bambini bruciati vivi dal calore dell'esplosione. Il comandante di quel B-29 era un giovane maggiore dell'aviazione americana, Charles W. Sweeney. 


Charles W. Sweeney a bordo del suo B-29
A differenza di Höss, Sweeney tornò a casa da eroe, acclamato e stimato da tutti; lui stesso si considerava un salvatore della patria, colui che aveva contribuito in modo decisivo alla vittoria finale della sua nazione. La sua impresa criminale gli portò le più alte onorificenze e una straordinaria e folgorante carriera militare raggiungendo rapidamente il grado di maggiore-generale. Sweeney non ebbe mai negli anni a venire un pentimento, un ripensamento, un rimorso di coscienza. Non chiese mai perdono alle sue vittime. Dopotutto lui era un eroe, un soldato modello, e aveva semplicemente obbedito agli ordini dei suoi superiori.
Anche Höss, come Eichmann, si difese dicendo che come soldato aveva militarmente fatto il  suo dovere. Per loro, gli sconfitti, non ci fu perdono e la condanna non tardò ad arrivare: morte per impiccagione.

La stessa sorte sarebbe toccata a Sweeney e a molti altri criminali di guerra (americani, sovietici e inglesi) se solo si fossero trovati dalla parte sbagliata, quella dei vinti.

La lapide di Sweeney (Grande patriota, padre e amico)

Una volta, per rassicurare i suoi generali, Adolf Hitler, convinto che la sua Germania avrebbe vinto la guerra, disse che non dovevano preoccuparsi di niente poiché nessuno dopo il conflitto sarebbe venuto a chiedere loro spiegazioni.

Niente di più vero: nessuno infatti ha processato gli Alleati.


Emiliano Lazzeri





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- Video: Hiroshima e Nagasaki (agosto 1945)










martedì 17 luglio 2012

Meno male che Silvio c'è!

Come l'Araba Fenice è rinato dalle proprie ceneri. 

Dato per morto, politicamente s'intende, cacciato frettolosamente nelle tenebre della Storia, l'uomo più amato e odiato d'Italia, colui che per quasi vent'anni, come un suo illustre predecessore, ha letteralmente dominato la scena politica italiana, è tornato. Sarà ancora Silvio Berlusconi il candidato Primo Ministro dello schieramento politico del Centro-Destra alle elezioni del 2013.

Il ritorno di Berlusconi mi ricorda, sotto certi aspetti e con le debite proporzioni, quel triste e abbattuto Mussolini che, dopo la sua deposizione  decisa dal Gran Consiglio del Fascismo il 25 Luglio 1943, fu costretto dai nazisti a costituire la Repubblica Sociale, baluardo effimero contro l'avanzata degli Alleati verso i confini del Terzo Reich.

Gli Alleati contro cui Berlusconi oggi combatte non parlano inglese, ma indossano la toga nera e portano sotto il braccio il codice penale. Vituperati, bistrattati, etichettati come faziosi e comunisti. Di loro il Cavaliere si considera una vittima e un perseguitato.


La "ridiscesa in campo" è dettata quindi dalla necessità impellente di mantenere, e se possibile rafforzare, il presidio parlamentare da parte del partito-azienda di Mediaset, salvaguardando così gli interessi del suo impero economico dall' "offensiva" della magistratura "bolscevica".


La Sinistra, cosiddetta tale, plaude, silenziosamente, il ritorno del Cavaliere. L'antiberlusconismo, divenuto massimo sistema e sterile progetto politico nel deserto ideologico e programmatico dei post-comunisti, ha reso, paradossalmente, la presenza politica di Berlusconi fondamentale, necessaria, ma soprattutto vitale.


Anche i media gongolano. Tv, quotidiani, radio, giornalisti, salvo rarissime eccezioni, hanno contribuito negli ultimi trent'anni a iniettare nelle vene del già malato corpo italico quella (sotto)cultura che ha permesso al partito-azienda berlusconiano di fare incetta di voti e di consensi. Durante la temporanea assenza politica di Berlusconi, conseguente al crollo del suo esecutivo, si è constatato un sensibile e preoccupante calo delle vendite dei giornali e degli ascolti dei programmi televisivi e radiofonici di approfondimento politico: Monti, la Fornero, i tecnici professori della Bocconi, coi loro modi freddi e formali, non piacciono, non tirano, non fanno vendere. Berlusconi, al contrario, fa sempre notizia.


L'Europa è terrorizzata dal ritorno del Cavaliere di Arcore? Che ce frega! Meno male che Silvio c'è.




Emiliano Lazzeri