giovedì 13 settembre 2012

Costa Concordia, ci sarà vera giustizia?

Dalla perizia della scatola nera della Costa Concordia, affondata nella notte tra il 13  e il 14 gennaio 2012 dinanzi all'Isola del Giglio provocando la morte di 32 persone, emerge una chiara e indiscutibile responsabilità della compagnia di navigazione.

Ordinata dal Gip di Grosseto, Valeria Montesarchio, la perizia  mette in luce che "parte dell'equipaggio destinato a incarichi chiave non conosceva i propri compiti in caso di emergenza"; si sottolinea inoltre che ad una parte del personale dell'equipaggio erano stati affidati "incarichi di emergenza senza che fosse fornita loro la familiarizzazione prevista per soddisfare i requisiti previsti dalla legge in caso di pericolosità". Si aggiunge anche che "non tutto l'equipaggio era in grado di capire le istruzioni in caso di emergenza nella lingua di lavoro (italiano)".

La triste vicenda della Concordia è la perfetta metafora di questo paese, dove il pressappochismo, l'incompetenza, l'irresponsabilità e lo scaricabarilismo regnano ormai sovrani. Metafora perfetta di un modello economico ove l'uomo è mero oggetto, merce, macchina che produce denaro. Si costruiscono così navi sempre più grandi, vere e proprie città galleggianti, riempite all'inverosimile di turisti drogati dalle illusioni spacciate dall'industria del divertimento: pecore inconsapevoli cadute nella trappola più subdola del Sistema: farti credere ricco, imitando i veri ricchi, dandoti le briciole di una pagnotta che solo pochi riescono a mangiare.

La scarsa fiducia nella giustizia terrena mi fa temere che la morte di quelle 32 persone rimarrà praticamente impunita. La potentissima  e ricchissima Costa Crociere riuscirà, con i suoi superavvocati, a scaricare tutte le responsabilità sul comandante Francesco Schettino, agnello sacrificale di turno.

Non sono il solo, amici lettori, ad avere questi tristi e cattivi presagi: il Codacons, l'associazione dei consumatori, denucia che "si vuole attribuire tutta la responsabilità dell' incidente al comandante Schettino, sollevando la Costa Crociere da ogni colpa, nonostante la Società abbia permesso la partenza di una nave con strumentazione difettosa, tollerando inchini dinanzi le coste che oramai erano una vera e propria prassi, e consentito al comandante l'apertura e la chiusura delle porte stagne a suo piacimento".

Auspico che i fatti mi possano smentire, poiché ho sempre detestato i profeti di sventura. Tuttavia ne dubito, perché, come disse Paolo Stoppa ne "Il marchese del Grillo", la giustizia non è di questo mondo, ma dell'altro. Speriamo.


Emiliano Lazzeri





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-Video "Il marchese del Grillo" di Mario Monicelli, 1981






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